8/9 Luglio – Escursionismo Base al Rifugio Locatelli

  • Ritrovo: Parcheggio della Stazione delle Corriere di Carpi sabato 8 luglio alle ore 6,00
  • Dislivelli, tempi e distanze: 1° giorno = + 1000 m – 3h30 (7 km) ; 2° giorno = + 300 , – 1300 – 4h00 (10 km)
  • Difficoltà: E
  • Punti di appoggio: 1° giorno Rif. Fondovalle, Rif. Locatelli ; 2° giorno Rif. Pian di Cengia, Rif. Comici
  • Acqua: eventuale rifornimento nei rifugi lungo il percorso
  • Cartografia: Tabacco foglio n. 010 – Dolomiti di Sesto – 1:25.000

1° GIORNO
Il nostro itinerario ha inizio all’imbocco della Val Fiscalina (Fischleintal), presso l’Hotel Dolomitenhof m. 1454. Ci addentriamo nella valle su di un comodo e quasi pianeggiante sentiero, che coincide con il segnavia n.102, verso il Rifugio Fondovalle (Talschlusshütte) [m. 1548 – 0h15]. Oltrepassato il rifugio, dopo pochi minuti, incontriamo un bivio: in direzione sud-ovest i segnavia indicano il sentiero n.102, a sud-est parte il sentiero n.103. Noi teniamo la destra proseguendo sul sentiero n. 102 che risale la Val Sassovecchio (Altensteinertal).
Lungo il percorso alla nostra sinistra Cima Una e le Crode Fiscaline (Einserkofel e Obernbacherspitzen), sulla destra davanti a noi la Torre di Toblin e il Sasso di Sesto (Toblinger Knoten e Sextenstein). La vegetazione va rarefacendosi man mano che saliamo, facendo però ancor più risaltare i colori della flora d’alta montagna. Dopo circa tre ore raggiungiamo un pianoro a circa 2.300 metri d’altitudine, dove il cielo si specchia nei due Laghi dei Piani (Bödenseen) ai piedi del Monte Paterno (Paternkofel).
Un ultimo tratto in salita ed ecco far capolino il tetto del Rifugio Locatelli-Innerkofler e l’inconfondibile profilo delle Tre Cime (Dreizinnenhütte) [m. 2405 – 3h30]: il panorama è davvero mozzafiato e non rimpiangiamo la fatica fatta per arrivare fin qui.
Ora, prima di accomodarci in rifugio, una meritata e doverosa sosta per ammirare queste meraviglie della natura, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

2° GIORNO
A pochi metri dal Rifugio, nel punto indicato come forcella di Toblin (segnaletica su palo) imbocchiamo il sentiero 101 per i rifugi Pian di Cengia e Comici, in direzione Est. Il sentiero, che ci porta ai piedi della cresta nord del Monte Paterno con i suoi campanili e guglie (tra cui la famosa “Salsiccia”), scende di poco fino all’Alpe dei Piani con i suoi laghetti, attraversa le pendici detritiche sotto le Crode dei Piani e risale su ripida traccia al Pian di Cengia (2522m) con splendido panorama sulla possente Cima Dodici (3094m). Ancora pochi passi in direzione Nord-Ovest e siamo al bel Rifugio Pian di Cengia [m. 2528 – 1h00]. Dal rifugio possibile ascesa alla vetta della Croda Fiscalina ■
Una cengia scavata nella roccia conduce in piano fino al vicino Passo Fiscalino (2519m) da dove si gode una suggestiva veduta della Val Fiscalina Alta. Qui si innalza la Cima Undici (3092m) con la sua mole imponente e l’alto crinale che prosegue a sud fino alla Cima Zsigmondy (2998m), al Monte Popera (3046m) e al Monte Giralba (2995m). Colpisce il desolato circo glaciale della Busa di Dentro per la quale si accede al Monte Popera e la grande terrazza detritica sul fianco ovest della Cima Undici, dove passa la “Via degli Alpini”.
Con queste splendide immagini negli occhi si scende, proseguendo sul sentiero 101, al Rifugio Comici [m. 2224 – 2h00], in bellissima posizione davanti alla Cima Dodici (3094m). (N.B.= attenzione a tenere la sinistra in occasione di un paio di bivi, il primo al Passo Fiscalino ed il secondo intorno a quota 2400, vedi cartina).
Dal rifugio ci immettiamo sul segnavia n.103, che con qualche tornante per ripidi pendii detritici scende in Val Fiscalina Alta, risale sul fianco sinistro e scende di nuovo su sentiero scosceso fino al bivio all’imbocco della Val Sassovecchio (circa 1570m). A questo punto, svoltando a destra, siamo tornati sul sentiero 102 percorso il giorno prima in salita. Non ci resta che ripercorre l’ultimo tratto passando nuovamente per il Rifugio Fondovalle (1548m) e concludendo l’escursione presso il parcheggio dell’Hotel Dolomitenhof [m. 1454 – 4h00].

■ Eventuale variante per la Croda Fiscalina dal Rif. Pian di Cengia (+ 150 m – 1h totale salita e discesa).
Dal Rifugio Pian di Cengia, se il tempo e le condizioni lo permettono, valuteremo se salire la vetta della Croda Fiscalina (2677 m). La cima orientale è accessibile su una vecchia mulattiera di guerra (segnavia 101A) che parte dietro al rifugio, in circa mezz’ora. La Croda si trova proprio nel cuore delle Dolomiti di Sesto e offre quindi un panorama mozzafiato a tutto tondo. Di particolare suggestione è lo spettacolo di rocce che si innalzano dalla Val Fiscalina Alta: la Croda Rossa (2965m), la Cima Undici (3092m) il Monte Popera (3046m) e la Cima Dodici (3094m).

Approfondimenti:

Il Monte Paterno dal Locatelli

Dolomiti Patrimonio dell’Umanità UNESCO – Il gruppo delle Dolomiti di Sesto
Auronzo e Misurina si trovano nel sistema delle Dolomiti Settentrionali, con i suoi 78.767 ettari di estensione (53.586 di area cuore e 25.181 di area tampone) l’area più estesa tra le nove che costituiscono le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità. Fanno parte dl sistema, condiviso dalle province di Belluno e Bolzano, e delimitato dalle valli Pusteria, di Sesto, Badia, di San Cassiano, del Boite e del Piave, alcuni dei gruppi più celebri delle Alpi: dalle Tre Cime di Lavaredo ai Cadini di Misurina, dal Sorapìss al Monte Cristallo,dalle Marmarole all’Antelao, dalla Croda dei Toni al Popera.
Le Dolomiti sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità il 26 giugno 2009 dal World Heritage Commitee dell’UNESCO, riunito a Siviglia, per la “serie di paesaggi montani straordinariamente distintivi e di eccezionale bellezza naturale”, “la varietà di forme scultoree” delle “loro cime verticali e pallide”.
Nell’agosto del 2009, Auronzo ha ospitato la cerimonia di riconoscimento delle Dolomiti come Patrimonio dell’Umanità, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Inoltre, questo bene possiede un complesso di valori di importanza internazionale per la scienza, data “la quantità e la concentrazione di formazioni calcaree estremamente varie” e la particolarità geologica.
La geologia fornisce proprio ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo uno spaccato della vita marina del Triassico, all’indomani della più grande estinzione mai ricordata nella storia della Terra: un’orma di dinosauro impressa in un masso è infatti ben visibile dal sentiero che dal Rifugio Auronzo conduce al Rifugio Lavaredo. Lo stesso dinosauro è raffigurato in un grande plastico al Museo Multitematico di Palazzo Corte Metto ad Auronzo.

Il fronte dolomitico sulle Tre Cime durante la Prima Guerra Mondiale
Le Dolomiti con le Tre Cime sono da sempre associate a storie e leggende. Non potrebbe essere altrimenti per una regione sorprendente, caratterizzata da boschi da favola e cime maestose. Ma oggi soprattutto la storia riguardante la Prima Guerra Mondiale attira molti visitatori.
Dal medioevo le Dolomiti formano fondamentalmente il confine tra l’Austria e l’Italia. Una linea che durante la Prima Guerra Mondiale, precisamente durante la guerra tra il 1915 e il 1918 si è trasformata in un fronte di guerra molto combattuto quando l’Italia è entrata in guerra con le forze dell’Intesa.
Dopo che l’Italia il 23 maggio 1915 ha dichiarato la guerra all’Austria, il territorio attorno alle Tre Cime si è trasformato in un crudele scenario di guerra. La linea del fronte tra il Monte Paterno-Forcella Lavaredo-Tre Cime-Forcella Col di Mezzo corrispondeva al vecchio confine di stato, il quale fino al 1918 è stato un fronte di montagna molto combattuto tra i Kaiserjäger austriaci e gli Alpini Italiani. Con grande sforzo durante la guerra l’esercito italiano ha portato un faro sulla Grande Cima per illuminare le posizioni austriache.
Ancora oggi ci sono molte testimonianze, come gallerie e appostamenti, di questo scenario di guerra, che offrono un’impressionante panoramica della Prima Guerra Mondiale. Sono testimonianze di un periodo al quale nemmeno le Dolomiti – riconosciute patrimonio naturale dell’Umanità dall’UNESCO – sono state risparmiate dalla distruzione dell’uomo.

Il rifugio alle Tre Cime di Lavaredo intitolato a “Antonio Locatelli” e “Sepp Innerkofler”. Chi sono?
Antonio Locatelli – Grande aviatore, esploratore, alpinista e giornalista
Nato a Bergamo il 19 aprile 1895, consegue il brevetto di pilota nel Battaglione aviatori durante la prima guerra mondiale ed effettua numerosi voli di ricognizione sul territorio nemico e combattimenti aerei, ricevendo tre medaglie d’argento al valor militare. Il 2 febbraio 1918 passa alla 87ma squadriglia “La Serenissima” e il 9 agosto, come ufficiale di rotta, vola al fianco di D’Annunzio nell’azione culminata con il lancio di manifestini tricolori su Vienna. Abbattuto e fatto prigioniero il 15 settembre riesce a fuggire dopo poche settimane, grazie alla padronanza della lingua tedesca e travestito da soldato austriaco. Al termine del conflitto riceve la medaglia di bronzo al valor militare, poi commutata in oro.
Nel 1919, nell’ambito di una missione militare di propaganda nell’America del Sud per le fabbriche di aerei italiane, compie diversi voli sul territorio uruguaiano e argentino: particolarmente rischiosa la doppia trasvolata della cordigliera andina tra Argentina e Cile, condotta ad una velocità di 200 km/h su un apparecchio SVA, con venti di oltre 200 km/h e temperature di 35 gradi sottozero, un’impresa che lo rende famoso.
Quattro anni dopo, nel gennaio 1923, con un biglietto di terza classe parte per un giro del mondo documentato da numerose fotografie, da taccuini di annotazioni, da una collezione di oggetti e da diverse raccolte di cartoline illustrate. Fotografo di qualità e abile disegnatore, collabora negli anni seguenti con la “Rivista di Bergamo” e con il “Corriere della sera” in veste di redattore, proseguendo contemporaneamente le sue attività di alpinista, quale presidente del Club Alpino Italiano di Bergamo, e di pilota civile: celebre il tentativo nel 1924 di raggiungere la Groenlandia per aprire la rotta commerciale aerea dell’Atlantico del Nord, un volo finito in naufragio che lo porta comunque a New York con l’aura di eroe.
Locatelli riveste anche cariche pubbliche: dal 1924 al 1928 siede alla Camera dei deputati, partecipando ai lavori in particolare per il settore aeronautico, nel giugno 1932 è designato Conservatore della Rocca e del Museo del Risorgimento di Bergamo, per il quale elabora il progetto di riallestimento, e nel novembre del 1933 viene nominato Podestà della sua città. Nonostante le riconosciute capacità amministrative è costretto a lasciare l’incarico l’anno seguente per disaccordi con l’ambiente politico, dopo aver nominato il gruppo di lavoro, guidato dall’ingegner Luigi Angelini, che avrebbe elaborato il progetto di risanamento di Città alta.
Iniziata la campagna militare in Africa orientale, nel gennaio 1936 si arruola come volontario dell’aviazione e viene destinato all’attività di ricognizione in Somalia. Muore a Lekemti il 27 giugno 1936 durante una missione diplomatica, attaccato dagli abissini nell’accampamento approntato per la notte. Il giorno stesso gli viene conferita la seconda medaglia d’oro al valor militare, alla quale segue la terza, alla memoria. Antonio Locatelli è l’unico individuo decorato con tre Medaglie d’Oro al Valor Militare.
Gabriele D’Annunzio volle che fosse sepolto al Vittoriale e per questo mise a disposizione un’arca funeraria. Si tratta comunque di una sepoltura simbolica in quanto l’arca funeraria è vuota (è quindi un cenotafio). I resti di uno dei due Ca.133 furono trasformati successivamente in un monumento ai caduti.

Sepp Innerkofler – Famosa guida alpina, gestore del primo rifugio alle Tre Cime e Standschützen di Sesto
Joseph Innerkofler, detto Sepp, conosceva le montagne intorno alle Tre Cime come le sue tasche. Dopo la scalata della parete nord della Cima Piccola di Lavaredo, fino ad allora ritenuta impossibile, la sua fama di guida affidabile e capace crebbe a dismisura, tanto che divenne la guida più ricercata della zona. Dal 1898 fu gestore del primo Rifugio Tre Cime “Dreizinnenhütte” fino alla Prima Guerra Mondiale.
Il 28 luglio 1914, quando scoppiò il conflitto, l’allora 49enne Innerkofler, ritenuto troppo anziano non venne richiamato nell’esercito e lasciato alla sua attività, ma quando i venti di guerra tra Austria-Ungheria e Italia si avvicinano alle sue montagne, il 19 maggio 1915 decise di arruolarsi volontario. Fu a capo di un intero corpo di guide alpine all’interno degli Standschützen (formazioni territoriali tirolesi e altoatesine nate da nuclei di volontari di tiratori scelti il cui impiego in guerra era previsto non lontano dalle loro sedi di appartenenza).
Grazie alla loro conoscenza capillare del territorio e alla loro esperienza di guide alpine, il corpo guidato da Innerkofler (conosciuto come la “Pattuglia Volante”) riuscì a tenere in scacco gli Alpini Italiani con importanti azioni militari pressoché su tutte le cime delle montagne di Sesto, per un lungo periodo.
Il giorno 25 Maggio, dalle pendici del monte Paterno, Sepp assiste impotente alla distruzione del suo Drei Zinnen Hőtte (il rifugio Tre Cime) ad opera dell’artiglieria italiana. Così lo annota sul suo diario :”Lo colpiscono al quinto tentativo e il Rifugio comincia a bruciare. Mentre scrivo queste righe sulla parete del Paterno, le fiamme divorano la costruzione ed il rogo fra i monti fa un’impressione grandiosa. Laggiù il fuoco, mentre quassù battiamo i denti dal freddo.” Pochi giorni dopo le truppe Italiane riuscirono a conquistare la vetta del Monte Paterno, punto strategico di tutta l’area di Sesto.
La notte tra il 3 e 4 luglio 1915 Sepp Innerkofler ed il suo gruppo scalarono il Paterno con l’intento di portare un attacco a sorpresa agli Alpini e riconquistare la vetta. Durante l’attacco però cadde ucciso in circostanze mai del tutto chiarite. Sulle cause che portarono alla morte della famosa guida nacquero fin da subito ipotesi divergenti e curiose: un ex tenente d’artiglieria austro-ungarico riporta che fu una pallottola a colpire in fronte Innerkofler, i compagni di cordata dissero che a colpirlo fu una postazione di mitragliatrice austriaca dalla Torre Toblin non informata della missione, mentre dal fronte Italiano si racconta che mentre stava attaccando, sopra Sepp apparve la figura dell’alpino Piero De Luca, che con un masso lo colpì in pieno facendolo precipitare dentro il “camino Oppel”.
La salma di Innerkofler fu recuperata in fondo al “camino Oppel” dagli stessi Alpini Italiani, con gran fatica e sotto il fuoco austriaco, per seppellirlo sul Monte Paterno. Sulla sua tomba posero una lapide commemorativa con l’iscrizione: “Al morto re delle Dolomiti, i suoi nemici.” Quando nel 1917 gli Italiani si ritirarono dal fronte delle Dolomiti, il corpo di Sepp Innerkofler fu portato a Sesto e deposto nel cimitero della sua terra natale.

Le tracce oggi sul posto.
Il 21 settembre 1997 presso il rifugio è stato inaugurato un cippo alla memoria di Sepp Innerkofler.
Dal rifugio si può intraprendere la via ferrata dedicata ad Innerkofler e all’alpino Piero De Luca, ossia la via ferrata De Luca-Innerkofler, che dal rifugio Auronzo permette di arrivare sulla cima del Paterno dalla sponda sud, ripercorrendo le vie che utilizzarono i soldati durante la guerra.

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