Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare (e monti) d’Agosto.

Era stata una decisione difficile quella di partecipare o no a un trekking di sei giorni in Corsica. Quando se ne parlò quella sera in sede al CAI, la proposta mi passò a fianco come passa uno sconosciuto, a malapena lo degni di uno sguardo, un cenno di saluto distratto e dopo pochi minuti non ne ricordi nemmeno il volto. L’idea di un’esperienza del genere era lontanissima dalla mia concezione di vacanza, ma ci furono due cose che mi costrinsero a riflettere; l’idea fu lanciata da Paolo Lottini, il mio istruttore al corso di orienteering, ma più che altro una sorta di “mentore“ per tutti noi escursionisti, tutto ciò che aveva organizzato era sempre stato molto avvincente e interessante, non mi risultava avesse preso colpi di sole, non c’era ancora abbastanza caldo e doveva esserci quindi del buono anche in quella sua proposta.

Questi dubbi continuarono a ripresentarsi nei giorni seguenti a intervalli quasi regolari, almeno tre volte giorno, preferibilmente dopo i pasti, come un antibiotico. Poi un giorno arrivò puntuale e inevitabile la domanda di Paolo: ma tu perché non vieni? Lo guardai con aria di sufficienza, pronto a dare tutte le motivazioni della mia indifferenza a quella vacanza, ma rimasi lì a bocca aperta, senza che uscisse nulla. Continuai a ravanare nel cervello in cerca di una motivazione plausibile, nulla, non mi veniva in mente nulla di negativo – accidenti, vuoi vedere che piacerebbe anche a me e non lo sapevo? -, pensai, è proprio vero che le persone non si conoscono mai abbastanza, dopo tutti questi anni che convivo con me stesso, non mi conosco ancora del tutto. Continua a leggere